Carlo Sangalli interviene dal podio alla XIII edizione di “Legalità, ci piace!” il 13 maggio 2026
15 Maggio 2026

La lotta alla desertificazione commerciale è anche una politica di sicurezza per le città

Alla tredicesima Giornata nazionale di Confcommercio “Legalità, ci piace!”, il presidente Carlo Sangalli porta in primo piano un nodo cruciale per le politiche urbane: sicurezza e commercio di prossimità sono «due lati della stessa strategia». La risposta passa da rigenerazione, vetrine illuminate e recupero dei locali sfitti.

Una città si misura anche dal numero di luci accese al piano terra. È un’immagine che ha attraversato l’intervento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, alla tredicesima edizione della Giornata nazionale “Legalità, ci piace!”, tenutasi il 13 maggio 2026 a Roma nella sede confederale. Un appuntamento istituzionale che ha visto la partecipazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del vicepresidente dell’Anci Stefano Locatelli, della vicepresidente di Confcommercio con incarico all’Etica d’impresa e alle politiche per la Legalità e la Sicurezza Patrizia Di Dio e del comandante provinciale dei Carabinieri di Roma Marco Pecci. Un appuntamento che ogni anno restituisce la fotografia dei costi dell’illegalità per imprese e cittadini, ma che quest’anno – come ha sottolineato lo stesso Sangalli – fa emergere «con particolare forza il tema della sicurezza urbana».

Per il progetto Cities di Confcommercio il nodo è centrale: la tenuta delle attività di prossimità e la vivibilità dei centri urbani sono parte dello stesso disegno. «Sicurezza urbana e tenuta del commercio di prossimità devono essere considerate due lati della stessa strategia. La lotta alla desertificazione commerciale è anche una politica per la sicurezza delle città», ha dichiarato il presidente di Confcommercio.

Il circolo vizioso che spegne le città

Il punto di partenza è una constatazione che i dati confermano: la percezione di insicurezza modifica i comportamenti delle persone prima ancora dei reati effettivi. «Una città percepita come insicura scoraggia i consumi, riduce gli investimenti, allontana le persone, svuota i centri urbani e accelera la desertificazione commerciale», ha osservato Sangalli. Il 29% delle imprese del terziario dichiara di percepire un peggioramento della sicurezza nei propri territori, una quota che pesa non solo sull’ordine pubblico, ma sull’economia urbana nel suo complesso.

Il meccanismo è circolare: la chiusura di un’attività genera vuoto, il vuoto alimenta degrado e insicurezza, l’insicurezza porta altri esercenti a chiudere. È una dinamica che da anni svuota i quartieri periferici e i centri minori, e che oggi inizia a intaccare anche centri storici e aree urbane consolidate.

Il negozio come «luce accesa»

Da qui il richiamo, da parte di Confcommercio, del ruolo del commercio di prossimità come infrastruttura sociale delle città. Una funzione che Sangalli ha riassunto con una formula efficace:

«Un negozio aperto non è soltanto un luogo di vendita. È luce accesa, presenza, relazione, controllo spontaneo del territorio, sicurezza percepita e reale».

E, al contrario: «Ogni saracinesca che si abbassa non è soltanto un’impresa che chiude. È un punto di vita della città che si spegne, e contribuisce al degrado, alla criminalità, alla solitudine. È un pezzo di comunità che si indebolisce». Una lettura che attribuisce al terziario di mercato una funzione che va oltre lo scambio economico, configurandolo come presidio civile dello spazio pubblico, complementare – non sostitutivo – rispetto al lavoro delle istituzioni e delle Forze dell’ordine.

Una lettura che ha trovato riscontro nelle parole del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Sono convinto che il contributo delle attività che costituiscono presidi nelle città sia determinante per innalzare i livelli di sicurezza».

Le proposte: rigenerazione, vetrine, locali sfitti

Sul piano operativo, il presidente di Confcommercio ha indicato una direzione di marcia che mette in dialogo politiche di sicurezza e politiche urbane. «Crediamo che si possano immaginare agevolazioni sui tributi locali, incentivi per la sicurezza, sostegni per la riqualificazione delle vetrine e dell’illuminazione, strumenti per favorire nuove aperture e il recupero dei locali sfitti», ha proposto Sangalli.

Le linee d’intervento che Confcommercio porta sul tavolo delle istituzioni si articolano lungo quattro direttrici:

  • presidio territoriale, con pattugliamenti coordinati nelle aree commerciali e attenzione alle fasce orarie più critiche, comprese quelle serali e di pre-chiusura;
  • piani territoriali integrati, attraverso tavoli permanenti tra Prefetture, Comuni, Forze dell’ordine e Associazioni di categoria, con mappatura delle zone a maggiore rischio;
  • sostegno agli investimenti privati in sicurezza, in particolare per le piccole imprese di prossimità, con strumenti fiscali dedicati;
  • politiche urbane integrate che colleghino rigenerazione, illuminazione, decoro, contrasto allo sfitto e nuove aperture.

L’ultima direttrice è quella che il progetto Cities indaga da tempo: i negozi sfitti non sono soltanto un problema economico, ma una variabile della sicurezza urbana. Una vetrina spenta produce esternalità negative sull’intero isolato; una vetrina riaccesa, al contrario, ne rigenera il tessuto.

I numeri di contesto: 41 miliardi e 284mila posti di lavoro

A fare da sfondo, i dati dell’indagine Confcommercio sui costi dell’illegalità nel 2025: 41 miliardi di euro sottratti a commercio e pubblici esercizi, 284mila posti di lavoro regolari a rischio. Numeri che, ha avvertito il presidente di Confcommercio, raccontano molto più di un costo aziendale: «Dietro questi numeri ci sono imprese penalizzate, investimenti frenati, quartieri che si impoveriscono, città meno vivibili». L’illegalità, ha aggiunto, «lavora come un tarlo silenzioso, in maniera persistente, insidiosa, che consuma dall’interno la fiducia, la concorrenza leale e la qualità della vita economica». Un’erosione che colpisce in modo sproporzionato i territori già fragili, accentuando i divari tra centri e periferie e tra aree forti e aree marginali del Paese.

Una responsabilità condivisa

Il messaggio finale è di metodo, prima ancora che di merito. «Rigenerazione urbana, commercio di prossimità e sicurezza devono camminare insieme», ha sintetizzato Sangalli, indicando nella collaborazione tra Istituzioni, enti locali, Forze dell’ordine e rappresentanze economiche il perimetro di lavoro entro cui costruire risposte efficaci. Confcommercio si propone come partner stabile di questo percorso, mettendo a disposizione la conoscenza capillare dei territori che il sistema associativo garantisce.

In gioco, ha concluso il presidente di Confcommercio, c’è «il bene più prezioso per la vita economica e sociale delle nostre comunità: la fiducia». Quella fiducia che, riacquisita, permette di tornare a investire in un quartiere, di aprire un nuovo negozio in una via che sembrava spenta, di restituire alle città la loro funzione originaria: luoghi dove le persone scelgono di vivere, lavorare e incontrarsi.

Per approfondire, leggi la news sul sito confederale https://www.confcommercio.it/-/giornata-legalita-ci-piace-2026

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